"Strong Love"
Autore: Shira
Questa storia si svolge sette anni dopo la fine dei draghi in Dragon Ball GT
5 anni
prima
DRIIIIN
Gohan si alzò dal divano su cui
sedeva con sua figlia ed afferrò il telefono, portandoselo all’orecchio e ascoltando
ciò che l’interlocutore aveva da dirgli.
“Pronto?” rispose con gioia, quel
giorno era il suo anniversario di matrimonio, ed era
felicissimo.
“C-ciao…sono
io…”
La voce della donna era rotta dal
pianto e lui si pentì di aver risposto così allegramente
“18! C’è qualcosa che non
va?”
“Gohan…s-si tratta di mio
marito…”
“Cos’è successo a Crilin?” domandò
lui, allarmato.
“Stava tornando dal lavoro, mi aveva
telefonato dicendo che sarebbe tornato presto…ma…” scoppiò a piangere e Gohan
sentì una stretta al cuore
“Ha fatto un incidente, Gohan…ora è
ricoverato all’ospedale, in stato grave”
“Non devi preoccuparti!” non ne era
sicuro nemmeno lui, ma doveva riuscire a tirarla su di morale “Vedrai che
guarirà e tutto tornerà come prima!”
…Speranza vana…l’uomo era morto
quella stessa notte…
1 anno
prima
Stesso ospedale, stesse
persone.
Gohan diede un colpo contro il muro,
di solito si sentiva più tranquillo dopo averlo fatto, era il suo modo di
sfogarsi, ma questa volta era inutile.
Lacrime amare gli bagnavano il
volto, mentre stringeva la mano, ormai senza vita, della
moglie.
Osservò il suo volto, di un bianco
candido e innaturale, non gli sembrava ancora vero, pensava ad un errore, lei
non poteva essere morta!
Adesso avrebbe aperto gli occhi, l’avrebbe salutato e lui si sarebbe dato dello sciocco per aver pensato di averla persa…ma in fondo lo sapeva che non era così…lei non c’era più e lui doveva riuscire a farsene una ragione…
Gohan diede un calcio ad una parete,
poi un altro ancora, un calcio, un pugno, un altro calcio, in una successione
senza fine.
Si odiava, si odiava terribilmente.
Sua moglie, Videl, era morta da appena un anno a causa di un tumore, e lui già
era innamorato di un'altra.
“Calmo, Gohan, calmo” si disse “Non
c’è niente di male, succede…anche il tuo nuovo amore non ha più il marito,
giusto? Giusto! Crilin è morto cinque anni fa in un incidente, quindi se sei
innamorato di C18 non ci sono problemi…dopotutto tua moglie è
morta…”
Gohan sbattè la testa contro il muro
così forte che fece una crepa “E invece i problemi ci sono eccome!” urlò con
quanto fiato aveva in corpo.
La giovane Pan, udite le urla del
padre entrò in camera “Papà, ci sono problemi?” “No,no, tesoro, nessun
problema…ma adesso è tardi, vai a letto” “Papà! Non puoi spedirmi in camera, ho
ventidue anni, ormai, non sono più una bambina”. Gohan sorrise alla figlia e le
disse di uscire comunque dalla sua camera, la figlia ubbidì e lui restò
solo.
“Non posso continuare così,
maledizione! Meglio se vado a fare un giro per schiarire le
idee”.
Il sayan si vestì con jeans e
maglietta, dopo la morte della moglie aveva smesso di vestire elegante, e decise
di mettersi le lenti, anziché gli occhiali.
Durante il cammino continuò a
pensare al suo amore, a quanto era bella C18, nonostante la preferisse vecchio
stile, con i capelli più lunghi.
“Ragioniamo, Videl ormai è morta,
Crilin ormai è morto, le sfere non le abbiamo più, non possiamo più fare
niente…perché non dovrei rifarmi una vita con C18?” Gohan si sentì rincuorato da
questi ragionamenti, ma poi cadde nuovamente in depressione “Ma lei vorrà
rifarsi una vita? E vorrà rifarsela con me?”
Continuò a camminare, finchè giunse
nei pressi di un vicolo malfamato.
“Mi vuoi lasciare in
pace?”
La voce della donna lo fece
sussultare, l’aveva riconosciuta subito come appartenente a
C18
“Eddai, bambolina, perché fai così
la scontrosa?”
Gohan prese per il colletto l’uomo
che la importunava e lo lanciò dall’altra parte della strada, lui, spaventato,
si alzò e se ne andò di corsa.
C18 guardò Gohan con aria di
strafottenza “Guarda che non avevo problemi a cavarmela da
sola”
“Lo so. Solo che volevo parlare con
te, ed ho pensato di accelerare le cose”
“Volevi parlare con me? Ok,
dimmi”
Gohan aveva deciso di rivelarle il
suo amore, ma non aveva ancora trovato il coraggio. “Ehm, non c’è fretta. Che ne
dici di prendere qualcosa al bar qui vicino?”
La cyborg fece spallucce e annuì,
rendendo il sayan veramente contento.
“Bene, cosa ordini?” chiese Gohan
una volta arrivati
“Mi basta un cappuccino,
grazie”
“Bene. Due cappuccini” ordinò al
cameriere, e quando l’ordinazione arrivò si preparò a fare la sua
dichiarazione.
“C18, devo parlarti di una cosa
molto importante”
“Parla, ti
ascolto”
Gohan respirò profondamente per
farsi coraggio “Ascolta, lo so che soffri ancora per la morte di
Crilin…”
C18 poggiò la tazza sul tavolinetto,
e a Gohan sembrò che i suoi occhi fossero stranamente lucidi, ma decise di
continuare lo stesso “…ma volevo dirti che…ecco…io mi sono innamorato di
te…”.
C18 spalancò gli occhi e rimase
assorta nei suoi pensieri. Il ragazzo pensò non si trattasse di un rifiuto, al
massimo di un dubbio, così si alzò dalla sedia e le andò alle spalle, quindi la
abbracciò e le poggiò la testa nell’incavo delle spalle.
“Ti amo…” sussurrò prima di baciarle
il collo, ma la donna ebbe una reazione brusca, lo spinse da parte e uscì
velocemente dal locale. Il sayan rimase sbalordito per questa reazione, ma fu
una cosa di un solo secondo, immediatamente si riprese e, pagato il conto, uscì
per raggiungerla. Non ci mise molto, non era andata così
lontano.
Il sayan la fermò per un braccio,
facendola voltare “C18…scusa, io…non volevo mancarti di
rispetto”
“Non è solo a me che sei mancato di
rispetto, ma anche a Crilin!”
Gohan sospirò “C18…io…lo so che è
dura, ma…devi renderti conto che Crilin è morto, non puoi cambiare il passato.
Non vuoi stare con me? Mi sta bene, ma ti prego, non continuare a vivere nel
passato”
C18 scoppiò a piangere e il sayan
l’abbracciò. La cyborg non oppose resistenza, non ne aveva la forza
morale
“Gohan…lui mi manca, non puoi
nemmeno immaginare quanto mi manca…”
L’uomo le diede un buffetto sul
mento, facendole sollevare il volto e le diede un bacio, un bacio dolce e
gentile, un bacio che sapeva del vento che soffiava insensibile, un bacio che
sapeva della pioggia che lenta cominciava a scendere, un bacio che sapeva del
sale delle lacrime, un bacio che sapeva semplicemente dell’amore che lui provava
per lei.
C18 si staccò bruscamente, dando una
spinta tale al povero Gohan che per poco non lo fece cadere, quindi si allontanò
di corsa.
Gohan, ripresosi, sentì una strana
sensazione allo stomaco, non ci mise molto a capire che si trattava di ribrezzo,
per se stesso. Quando l’aveva baciata aveva pensato che poi si sarebbe sentito
bene, felice, invece sentiva un nodo alla gola ed una sensazione di rigetto
imminente, si sentiva uno schifo, non solo aveva baciato una donna che ancora
non aveva dimenticato il marito, ma per di più si era approfittato di un momento
in cui lei era debole e fragile, più ci pensava, più si sentiva un verme.
C18 corse più forte che poteva, non
riusciva a capacitarsi di quanto era appena successo…lei e Gohan…Gohan e lei…le
immagini apparivano confuse nella sua testa mentre correva al massimo che le sue
gambe le permettevano.
Si fermò solo quando arrivò nei
pressi di un cimitero, a quell’ora era chiuso, ma lei scavalcò il cancello, lo
faceva sempre.
Arrivò davanti ad una piccola tomba,
il nome di suo marito appariva a chiare lettere, ed i fiori posti in un vasetto
lì accanto erano ancora freschi. Si inginocchiò e sfiorò la lapide con le dita.
“Oh, Crilin…perdonami…io, non so
cosa mi è preso…non volevo…” una mano si posò sulla sua spalla, facendola
sussultare.
“Oh, Ianko, sei tu…mi hai
spaventata…”
“Spaventata? Una come te si spaventa
solo perché sente una mano in un cimitero? Avevi paura fossi uno zombie?” disse
lui con un sorrisetto ironico sul volto, di solito si divertiva a stuzzicarla e
farla innervosire, ma questa volta gli bastò uno sguardo sul suo volto, ancora
rigato di lacrime, per capire che non era il caso.
“Hey, che ti prende, perché piangi?
Non ti ho mai visto piangere davanti alla sua tomba…hai pianto solo quando…è
successo”
C18 si pulì gli occhi con la manica
della giacca, anche se la pioggia l’aveva ormai del tutto inzuppata.
“Vuoi proprio saperlo? Bè, a che
serve nasconderlo? Poco fa Gohan mi ha confessato che è innamorato di me e mi ha
baciato…ed io non so cosa fare…”
“Ecco, un altro pazzo al mondo dopo
Crilin, ci serviva!”
“Ianko, non sono in vena…dico sul
serio…”
L’uomo si inginocchiò vicino a lei
“Ok, scusa…C18, ascolta, io e te non siamo mai andati troppo d’accordo, ma
Crilin era il mio migliore amico, e, dopo la sua morte, io mi sento in parte
responsabile per te e Marlon, anche se ormai lei è un’adulta, e non sto
scherzando. Ormai sei parecchio grande, e non è un offesa in quanto io sono
ancora più vecchio, e capisco che non sia facile ricominciare con un altro dopo
tutti questi anni passati accanto a Crilin. Ma lo sai anche tu che lui non
avrebbe mai voluto vederti soffrire, e stando da sola non puoi fare altro che
pensare costantemente a lui, e soffrire. So che non hai chiesto il mio parere,
ma secondo me devi avere accanto qualcuno, e sono sicuro che Crilin sarebbe più
felice di vederti accanto a Gohan, che ad uno sconosciuto. E’ sempre stato il
tuo migliore amico, sai anche tu che sarà un ottimo
marito”
“Io non ce la faccio, Ianko…non
posso stare con un altro, non posso dimenticarlo”
“Non devi dimenticarlo, infatti!
Devi solo continuare ad essere felice, come, tra l’altro, avrebbe voluto lui.
Crilin ha sempre fatto di tutto perché tu fossi felice, sono strasicuro che
anche dopo la sua morte vorrebbe che tu lo fossi. Non stai facendo niente di
male, 18, stai continuando la tua vita”
“Io…non lo so, Ianko…non voglio
essere di qualcun altro…”
Ianko non sapeva cosa dire, era
fermamente convinto di ogni parola pronunciata, ma capiva anche come poteva
sentirsi C18.
“Bè…solo tu puoi sapere cosa è
giusto per te…è una frase fatta, però è vera” disse con un sorriso, la cyborg
gli sorrise di rimando, anche se il suo era un sorriso debole e
forzato.
“Hey, robottina” C18 si girò
nuovamente verso di lui “Lo sai che, nonostante tu sia irritante e scontrosa e
io ti detesti, dopo tutto questo tempo che ci conosciamo ci tengo a te,
vero?”
Questa volta il sorriso di C18 era
sincero mentre annuiva e rispondeva “Grazie, Ianko”
L’uomo le diede un buffetto sulla
guancia e se ne andò, lasciandola da sola, ad accarezzare quella lapide con le
dita e ripensare ad ogni momento vissuto con Crilin.
“Come posso rifarmi una vita? Come
posso dimenticarmi di un uomo che ho amato così tanto?” la donna stava piangendo
silenziosamente, lo sentiva, forte e chiaro, che Crilin possedeva ancora il suo
cuore, che lei non sarebbe potuta essere di nessun’altro…e che non voleva essere
di nessun’altro!
Tornò a casa, quella casa dove lui
l’aveva accolta, quella casa dove lei era vissuta, quella casa che era stata
muta spettatrice del loro amore, quella casa che ora, senza di lui, sentiva
vuota e fredda, nonostante Muten, Oscar e Tartaruga fossero tuttora
lì.
Si buttò sul letto, quel letto dove
avevano scherzato, quel letto su cui si erano stesi per rilassarsi guardando la
televisione, quel letto dove si erano amati. C18 si sentì persa, ogni notte,
quando si sdraiava su quel letto, sentiva di non farcela a stare senza di lui,
di non poter essere felice se non l’aveva accanto.
La notte della donna fu tormentata e
piena di incubi, si trovava in un lungo corridoio, Crilin era in piedi lì
accanto, ma nonostante lei corresse per raggiungerlo non riusciva mai ad
avvicinarsi. Svegliarsi fu per lei un sollievo.
Scese a fare colazione, chiusa nel
suo solito mutismo che ostentava ormai da cinque anni, Muten e Oscar cercarono
più volte di inserirla nelle conversazioni, ma lei rispondeva a monosillabi e, a
volte, non rispondeva del tutto. Finita la colazione si alzò ed andò a
passeggiare lungo la spiaggia, continuando a pensare a lui, non lo faceva
volontariamente, ma qualsiasi cosa vedesse, qualsiasi cosa pensasse, rimandavano
il suo pensiero a lui. Ormai era così da quel fatale accaduto di cinque anni
prima, e la cyborg sentiva di essere arrivata al capolinea.
Un acquascooter arrivò in quel
momento, fermandosi proprio davanti a lei, ne scese Ianko, sorridente e
abbronzato sotto la sua camicia hawaiana
“Ciao, 18” “Ciao”, l’uomo le si
avvicinò e le disse “Ho incontrato Gohan questa mattina, voleva venire a
trovarti ma gli ho detto che non era il caso…ho fatto
bene?”
“Sì, grazie, sei stato
gentile…strano, ma vero”
“Hey! Anche io so essere un
gentiluomo, cosa credi?! Bè, vado dentro, vieni?”
“No, preferisco restare qua
fuori”
Il moro sparì dentro la casa,
lasciando nuovamente C18 sola con i suoi pensieri, forse per lei sarebbe stato
meglio entrare in casa, ascoltare i discorsi degli altri, concentrandocisi,
tanto per non pensare a lui. Ma, sebbene le facesse enormemente male, non
riusciva a fare a meno di pensare ai momenti belli che avevano vissuto, e non
pensarci la faceva sentire vuota, senza futuro. Ormai Marlon era adulta, e se
n’era andata di casa, per andare ad abitare con il suo Trunks, quindi non aveva
più nemmeno lei a farla sentire indispensabile lì.
“Ma, in fondo, se io me ne andassi,
a chi nuocerei? Mia figlia ormai è grande, non ha bisogno di
me…”
Questo pensiero le aveva
attraversato la testa spesso la notte precedente e anche quella mattina, eppure
le parole di Ianko la tenevano saldamente ancorata lì. Forse aveva ragione, e
lei doveva farsi una nuova vita, e non buttare quella che aveva…ma non riusciva
a decidersi.
“Prima o poi io e Crilin ci
incontreremo ancora, nell’altro mondo…come posso farmi una nuova vita pensando
che butterei la possibilità di stare con lui nell’aldilà?”
Eppure la vita era ancora lunga, lei
lo sapeva, ma questo pensiero sebbene fosse uno dei motivi che la spingevano a
rimanere solo sua, era il motivo più debole. La verità è che proprio non ci
riusciva, le sembrava quasi di rinnegarlo, per tutta la vita era stata solo sua,
lui era stato il primo, era giusto che fosse l’ultimo.
“Dopotutto” si diceva “Se io fossi
morta, avrei sì voluto che lui fosse felice…ma non avrei sopportato che un’altra
potesse passare con lui quello che ho passato io”
Tutte queste idee si affollavano
nella testa di C18, in quel momento di solitudine, solo lei e il mare, i
pensieri le brulicavano in testa, senza pace, senza tregua. La donna sentiva di
essere prossima ad un esaurimento nervoso se non fosse riuscita a fare ordine
nel suo cervello.
Si librò in aria e decise di fare un
giro, un volo, per rasserenarsi.
Arrivò nei pressi del luogo dello
scontro contro Cell, di tanti anni prima, i ricordi iniziarono ad impossessarsi
di lei, Crilin che rompeva il telecomando per distruggerla, Crilin che cercava
di proteggerla contro Cell, Crilin che le aveva quasi confessato i suoi
sentimenti sull’obelisco, Crilin che le aveva fatto togliere il dispositivo di
autodistruzione che aveva nel corpo, ma tutti questi ricordi erano niente in
confronto al più grande.
La strada dove lei l’aveva baciato
sulla guancia era poco distante, e proprio in quel punto, tanti anni fa, Crilin
l’aveva portata una seconda volta, per chiederle di sposarlo. Ricordava tutto
come se fosse successo il giorno prima, lui l’aveva portata fino lì, si era
messo in ginocchio, le aveva detto che in quel posto, dove si era innamorato di
lei, voleva suggellare il loro amore, ed infine le aveva chiesto di sposarlo. La
cyborg ricordava ancora la gioia che quella domande le aveva portato, non si era
mai sentita così felice, aveva cominciato a piangere come una stupida e gli
aveva risposto di sì tra le lacrime.
Ma le lacrime che adesso rigano il
bel volto della bionda non hanno niente a che fare con quelle di allora, queste
rappresentano nostalgia, rappresentano dolore.
C18, volando, arrivò su quella
strada, quella strada a lei tanto cara e che adesso le provocava tanto
dolore.
“Crilin…non posso stare senza di te,
ho provato a continuare la mia vita, ad essere felice, ma non
riesco…”
La donna caricò un Ki Blast sulla
mano destra, e se la appoggiò al cuore
“Un onda da questa distanza, e con
questa forza, è letale anche per me…”
Caricò ancora di più l’onda e la
lanciò, colpendosi con una forza tale da uccidersi senza bisogno di un secondo
colpo.
Mentre cadeva e sentiva gli occhi
chiudersi, con le ultime forze dalle labbra fece uscire un dolce e labile “Arrivo, amore
mio”.