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"Anche i lupi hanno bisogno del branco"

                                Autore: Shira

 

 

“Radio Dj, la radio che è sempre con te! Amico ascoltatore, ecco ora il grande eroe Mr Satan raccontare di come ha battuto Cell e Majin Bu, due nostri grandi nemici!! Contattate la nostra radio per fare domande al campione in diretta!”

Una candida mano con un’abbronzatura appena accennata spense la radio con un sospiro, non aveva affatto voglia di sentire parlare quel ciarlatano di Mr Satan.

Prese una sedia e l’avvicinò alla finestra, il marito era andato con la piccola al parco, ma lei non era voluta andarci.

 

“Uff, oggi non è giornata! Non ho voglia di fare niente, solo di aspettare che tornino per stringerli entrambi! Ma tanto lo so perché mi sento così…oggi è l’anniversario del mio matrimonio, mi capita spesso di star male in questo periodo, di pensarci, continuamente, una cerimonia stupenda, con un marito stupendo…ma una pecca, nessuno che mi portasse all’altare, non un padre, non un parente, il mio fratellino non sapevo dov’era, non l’avevo invitato, non era venuto.

Fratellino…chissà dove sei adesso, cosa stai facendo, se ogni tanto pensi a me. Ti ricordi ancora della tua sorellina, che è così felice, ma sta male al pensiero di non vederti mai? Ma se stessi male senza vedermi, mi cercheresti, andresti da tutti i membri della squadra zeta per vedere se sanno dove sono, mi troveresti. Se non sei qui, forse non t’importa. Importa a me, però…da ragazza ho sempre pensato fosse una cavolata, ma adesso, adesso che sono grande e sposata, non sai cosa darei perché tu lo conoscessi, daresti la tua approvazione subito, ne sono sicura, vedresti come rende felice la tua sorellina. Ma non è questa la cosa più importante, la cosa che più voglio al mondo, quella che bramo di più, vorrei tu potessi conoscere la mia piccola dolce figlioletta, e anche lei vorrebbe vedere il suo zietto. Ma perché non ti fai trovare, fratellino? Tu sai dove stanno i membri della squadra zeta, allora perché non mi cerchi? Non dai, almeno, tue notizie?”

 

La donna prese una piccola fotografia in una cornice d’argento, raffigurava due bambini in un vasto giardino.

 

“L’unica foto che ho di noi due, da bambini, a casa. Non so perché Gero me l’abbia data, quando mi ha trasformato in cyborg, forse per farmi soffrire, pensando alla vita che ho perso? Non ha pensato che mi ha fatto un piacere, mi ha concesso di avere una prova tangibile di un passato che non ricordo, un passato in cui tu sei accanto a me, beato e sorridente, felice. Questa foto l’ho sempre portata con me, dopo che sei sparito, e quando sono venuta ad abitare qui l’ho fatta mettere in una cornice. E’ un po’ sciupata per il lungo soggiorno nella tasca dei miei pantaloni, però è intera, è viva. Sembra quasi abbia un cuore suo che palpita, mi da nostalgia di qualcosa che non conosco. Tu pensi mai al nostro passato? Ti sforzi mai di ricordarlo? Io sì, sempre. Vorrei ricordare i miei genitori, il nostro cagnolino, che appare in un angolo della foto, la nostra casetta, che qui s’intravede appena…il mio nome, di cui sono stata privata. Se solo riuscissi a ricordare il mio nome, quel nome che segna la mia appartenenza all’umanità, che non mi rende solo un numero.

Torna da me, fratellino, noi siamo parte di un unico insieme, non possiamo vivere separati, mi sento come una mela spaccata a metà senza di te. Dove sei adesso? Hai paura? Paura di un mondo che in fondo non conosciamo, non capiamo? Stando qui ho visto tante cose, che non credevo possibili, in bene ed in male, e da sola avevo paura; non che potesse succedermi qualcosa, so di essere troppo forte perché dei terrestri possano farmi male, ma paura di esserne assorbita, i terrestri ci hanno considerato malvagi, ma non hanno visto quanto il loro male possa spaventare anche noi. Ma ora non ho più paura, perché non sono sola, ho un marito, una figlia, amici straordinari nel loro genere; anche tu non sarai più solo, accetteranno te come hanno accettato me, perché non siamo cattivi, loro lo sanno, lo capiscono. Non lasciare che l’essere stato ferito condizioni tutta la tua vita, non fare come facevo io. A terrestri come Gero si accostano terrestri come Crilin, Bulma, Chichi…persone con un cuore in grado di scaldare perfino me.

Forse la soluzione migliore è che ti cerchi io, che venga a prenderti, a portarti in salvo, prima che il tuo cuore si riempia di odio verso un’umanità che vedi solo da lontano? Anche io pensavo di odiare tutti gli esseri umani, invece mi sono ricreduta. Sono stata catapultata nel loro mondo, tra cinema, teatri, feste, pizzerie, e tante cose che senza di loro non avrei scoperto. Caro fratellino, ti rendi conto che noi non sappiamo nemmeno cosa sia un frullato? Io l’ho scoperto da poco, Gohan mi ha costretto a berlo, è buono. I terrestri ci prenderebbero per scemi se confessassimo che non sappiamo cosa sia un frullato, un bombolone, una brioche, una pizza. Tante cose che per loro rappresentano la quotidianità, ma nel laboratorio non c’erano, io le ho conosciute qui, con loro. Lo so che non mi ha cambiato la vita sapere quant’è buono un frullato, ma mi ha fatto sentire più umana, più parte di questo mondo; farebbe sentire anche te così apprendere tante cose che a noi erano precluse. Anche lavorare aiuta in questo senso, io a fare la segretaria di Bulma mi diverto, vedo gente, ascolto discorsi, non parlo con nessuno perché non mi va, però ascolto, ed è divertente, dopotutto, lavorare con un’amica, anche per te sarebbe divertente, potresti lavorare anche tu per Bulma,la Capsule Corporation produce anche macchine, se andassi a lavorare in uno dei loro negozi di automobili ti sembrerebbe di essere in paradiso, tu hai sempre adorato le auto, e stare in mezzo agli umani ci aiuta a sentirci parte di loro. Potresti pure trovarti una fidanzata terrestre, magari sei un buon corteggiatore, chissà, non ti sei mai innamorato, fratellino, non sai quanto sia bello amare qualcuno con tutto il cuore. Va bene, se tu mi sentissi adesso ti chiederesti se sono sempre la stessa 18 che andava con te a distruggere tutto, sì, sono sempre io, solo che ho imparato che è molto meglio stare in casa abbracciata al proprio amore, piuttosto che distruggerla, la casa.”

 

Un sorriso e uno sguardo al divano…bè, lei e Crilin raramente si limitavano a stare abbracciati…

 

“Ahhh, fratellino, se solo sapessi cosa si prova ad essere amati, o amare, nel tuo caso, fisicamente. Non è solo bello di per se, ma anche un unione fortissima, mi sento umana a pieno, una donna vera.

Gero può avermi umiliata e può avermi portato via il mio passato, ma non è riuscito a togliermi la mia umanità, fai che non ci riesca nemmeno con te, vuoi forse diventare la macchina da guerra che lui voleva?”

 

Una lacrima solitaria le solca una guancia.

 

“Facciamogli vedere chi siamo, fratellino! Dopo quello che mi ha fatto, io sono felice, anzi, mi fa quasi schifo dirlo, ma probabilmente devo ringraziarlo, senza di lui non avrei conosciuto Crilin, non avrei conosciuto Bulma, Chichi, Gohan, tanta gente senza la quale mi sentirei vuota; fagli vedere che anche tu puoi essere felice! Lui non ha nessuno, è solo, l’abbiamo ucciso e nessuno piangerà per lui, la soddisfazione più grande, più dolce che possiamo prenderci, è far vedere che per noi è diverso, che noi abbiamo qualcuno che piangerebbe alla nostra morte, qualcuno che ci considera importanti. Perché in fondo non è quello che abbiamo sempre desiderato? Non è forse quello che abbiamo bramato, chiusi nel laboratorio, costretti a sottostare a lui? Non era forse sentirci importanti quello che volevamo? Sentirci importanti…sentire che qualcuno, al mondo, pensava a noi. Non avevamo nessuno, Gero aveva ucciso i nostri genitori, ci aveva portato via da tutto, avevamo sei anni, sicuramente andavamo a scuola, avevamo degli amichetti, siamo stati strappati a tutto questo, quanti avranno mai pensato a noi? Nessuno, forse gli amici, ma a sei anni, le amicizie si fanno in un giorno. Adesso invece…è diverso, riesco quasi a sentire sulla mia pelle il pensiero di mio marito, delle mie amiche; adesso ce l’ho qualcuno che pensa a me. Tu sei sempre stato come me, chiuso in quella barriera che ci siamo fatti da soli, troppo orgoglioso per abbatterla, te ne starai isolato, lontano dagli altri, senza amici. Solo io penso a te, fratellino, ti penso sempre, ma non puoi vivere con una sola persona a cui importa di te, devi avere gente attorno, con cui parlare, con cui scherzare, devi imparare ad amare. Per un’intera vita abbiamo avuto il cuore imbevuto di un odio feroce per tutti coloro che erano felici, un invidia che non ammettevamo nemmeno con noi stessi, ma non è forse meglio unirsi ai terresti, essere felici piuttosto che continuare ad invidiarli in silenzio da lontano? Non è meglio lasciarsi il passato alle spalle? Per il tuo orgoglio, fai vedere a tutti che tu vai sempre a testa alta!”

 

La donna fissò il mare, quel punto dove aveva buttato le ceneri della sua giacca con lo stemma del Red Ribbon, dopo averla bruciata.

 

“E’ così aspramente dolce liberarsi dal passato, andare avanti, devi farcela, fratellino!”

 

Due figure stavano lentamente atterrando sull’isola…suo marito e sua figlia erano tornati. Si alzò e aprì la porta per accoglierli. Era felice, un giorno sarebbe riuscita a trovare il fratellino, e la sua famiglia sarebbe stata completa.

 

“Noi siamo sempre stati lupi solitari, fratellino, la differenza è che io ho imparato che anche i lupi hanno bisogno del branco”

 

 

 



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